Animus, anima e antroposofia

Approfondimenti sulle opportunità di sviluppo & liberazione

Animus, anima e antroposofia

Approfondimenti sulle opportunità di sviluppo & liberazione

L’uomo e la donna dentro ognuno di noi
“L’umanità possiede due ali: una è la donna, l’altra
è l’uomo. Fino a che le due ali non saranno
ugualmente sviluppate, l’umanità non potrà volare”
(B. Boutros Ghali, scrittore egiziano)

La doppiezza anche nella psiche: Animus e Anima
“Quando le donne sapranno profondamente e fin da piccole di essere donne
e di appartenere alla tenda della luna, e gli uomini fin da piccoli sapranno di essere uomini
e di appartenere al mondo dei guerrieri, quando le leggi che governano i due mondi
saranno chiare, onorate e rispettate, quando questo avverrà sulla Terra,
potrete scoprire cosa vuol dire unità del genere umano” (Giuseppina Morrone)

Amo Carl Gustav Jung perché il suo interesse per la vita, per la filosofia, per le scienze e persino per l’esoterismo e per l’occulto, lo ha portato a trattare la personalità umana con passione, con mistero, con amore e, forse, con un pizzico di follia (“Chi non ammette l’insondabile mistero, non può neanche essere uno scienziato” – Einstein). Forse per questo lo considero molto vicino al Counseling. Come abbiamo già visto in precedenza, inconscio collettivo, archetipi, ombra (*), religioni e Animus e Anima, sono tra i temi centrali del suo pensiero. Dei primi due concetti ho trattato nel Secondo Capitolo (“Le dee dentro la donna”), subito a seguire farò invece un breve cenno agli ultimi citati, a mio parere tassello non omettibile nella trattazione dell’integrazione tra mascolino e femminino.

La doppiezza della psiche
L’Animus e l’Anima rappresentano, per Jung, il maschile e il femminile insito nella psiche di ogni essere umano. Ovvero, l’uomo e la donna contengono in sé entrambi gli elementi: ogni donna porta inconsciamente in sé un’energia maschile e ogni uomo porta inconsciamente in sé un’energia femminile, ogni donna è anche Animus e ogni uomo è anche Anima. Il che forse, a pensarci bene, è solo naturale, se consideriamo che un ovocita e uno spermatozoo si fondono insieme per dar luogo ad una nuova vita che, in sé, contiene parti dell’uno e dell’altro. Non per niente anche la nostra struttura ghiandolare contiene sia “elementi femminili” sia “elementi maschili”.
In quanto archetipi, Animus e Anima costituiscono degli schemi o temi dominanti universali che originano dall’inconscio collettivo e costituiscono i temi delle favole, delle religioni, dei miti, delle leggende, delle rappresentazioni artistiche, spesso sotto forma di metafora. L’uomo in tal senso non deve confrontarsi e relazionarsi soltanto con il mondo esterno, è necessario anche il confronto con una realtà interna costituita da prestrutture ereditarie, cioè dagli archetipi. Infatti, secondo Jung, ogni bambino interiorizza l’esperienza della sua Anima grazie alla madre e l’esperienza del suo Animus dal padre: sono queste immagini, che a loro volta, contengono le immagini dei padri e delle madri passati, a guidarci nella vita.
In questo senso trovo però più precisa la definizione di Aldo Carotenuto: “Jung definisce Anima l’immagine del femminile che ogni essere umano di sesso maschile ha interiorizzato, mentre definisce Animus l’immagine del maschile che ogni essere umano di sesso femminile ha interiorizzato”. Quindi, per quanto riguarda l’Anima (e lo stesso ragionamento è ovviamente da declinare con l’Animus), dovremmo considerare che non è solo la controparte psichica dell’uomo ma anche la sua idea di donna ideale, cioè l’immagine idealizzata (quindi ottimale) che l’uomo ha del femminile. Questa idea, dunque, potrebbe avere una derivazione legata alle donne della propria vita/famiglia (madre, nonna, sorelle, zia, ecc.) o alla tipologia di femminile che si è incontrata nel corso della propria esistenza o vissuto.
Inoltre, Animus e Anima, in qualità di elementi biologici e della psiche e in quanto principi archetipici insiti nell’essere umano, sono presenti in ogni cultura e religione. Nella Genesi dapprima c’è solo Adamo, Eva esce da una sua costola. Similmente Atena esce dalla testa di Zeus e nell’Olimpo abbiamo un Cielo e una Terra. Nei bassorilievi dei templi indiani, i due principi (maschile e femminile) sono rappresentati come un uomo e una donna abbracciati (Kamasutra); idealmente essi sono due entità metafisiche, due essenze universali. Nel Cantico dei Cantici (ma anche nella Bibbia) c’è un inno all’amore del maschile e del femminile come valenze universali.
Jung ha usato il vecchio concetto filosofico greco di Eros o della relazione psicologica per esprimere questo principio femminile contrapposto al Logos che è il principio maschile che presiede alla conoscenza e alla razionalità. Per la coscienza, ANIMA significa: un femminile aggraziato e fecondo come la terra, accogliente come una madre, sacra come una donna, e quindi unione, protezione, affettività, cura, mantenimento, insieme… mentre per ANIMUS: energia maschile come un seme, forte come un padre, sicuro come un uomo, e quindi riflessività, controllo, analisi, ponderazione, razionalità, calcolo, decisione, programmazione, distinzione. Ecco perché può accadere che un’Anima ipertrofica sviluppi in un uomo aspetti caratteriali quali effeminatezza, ipersensibilità, melanconia. Invece un archetipo Animus ipertrofico determina in una donna l’evidenziazione di caratteri quali rigidità, intransigenza, spirito polemico.
Gli uomini di medicina e i sacerdoti nelle civiltà antiche, così come ancora in talune tribù ai giorni nostri, per essere in grado di comunicare con la così detta dagli sciamani “terra dei fantasmi” (che noi chiamiamo inconscio!), indossavano (o indossano) indumenti femminili, piuttosto che dipingersi il petto e le vesti, allo scopo di contattare e esprimere al massimo il loro intimo carattere femminile. Come già detto, forse anche le vesti ecclesiastiche del nostro clero terminano con una gonna perché è l’archetipo femminile quello che è in grado di creare il contatto con la sfera “divina” dell’esistenza.
Mentre Freud costringeva ad una identità fissa (uomo-donna), nel pensiero junghiano ognuno di noi è più di una cosa e nella persona bene integrata le polarità della psiche sono complementari. Infatti Animus e Anima rappresentano il doppio, o meglio, la complementarietà per eccellenza, la dualità, in cui ogni cosa è parte di un’altra, la contiene e, nel contempo, le appartiene.

La proiezione nelle scelte d’amore
In base alla concezione junghiana, nell’amore scattano sempre dinamiche che coinvolgono l’Anima e l’Animus. In altre parole, donna e uomo sembrano legati a un destino che li trascina in una serie senza fine di proiezioni (*) per obbedire a una delle leggi più importanti del loro essere, ovvero la necessità cioè di trovare il proprio animo: l’Animus per la donna e l’Anima per l’uomo, per l’appunto. In virtù di ciò, e delle premesse sopra esposte, quella che noi pensiamo essere una normalissima relazione di coppia, si rivela, in realtà, un complesso menage a quatre! Dove esiste, cioè, un uomo con la sua Anima e una donna con il suo Animus.
Jung afferma dunque che per incontrare realmente e serenamente l’altro, ogni uomo dovrebbe prima integrare la propria parte femminile e ogni donna la propria parte maschile. Ma il primo passo per giungere alla fase finale dell’integrazione è senz’altro quello di essere dapprima consapevoli di questa divisione della propria personalità! Ovviamente non si tratta di alcunché di patologico, visto che non accade solo al nevrotico che la propria mano destra non sappia che cosa fa la sinistra…. Vediamo dunque di partire dalla consapevolezza (forse l’unica vera ricetta della felicità), indicando tutti gli elementi a mio parere fondamentali per la conoscenza di questa dualità che co-esiste in noi.
Perché l’essere innamorate di un uomo su cui abbiamo proiettato valori dell’Animus è felicità ed ebbrezza? Perché l’archetipo si attiva! Egli è il nostro bell’ideale, la nostra anima gemella. Analizzare e capire che ciò è una illusione psicologica e non un angolo di paradiso sulla terra richiede coraggio e l’essere disposti a pagare un caro prezzo. In questo caso il prezzo che paghiamo (come d’altronde la vita spesso ci chiede) consiste nell’assumere consciamente la responsabilità delle nostre azioni. Una donna che si innamora di un uomo sul quale ha proiettato l’amante Ombra, potrà liberarsi del predominio dell’Animus solo quando avrà allontanato dal suo amore ogni elemento di transfert e avrà annodato un reale rapporto psicologico con l’uomo amato. In una normale situazione sociale, quando donna e uomo sono attratti l’un l’altro per una mutua proiezione Anima-Animus, è possibile sciogliere i valori proiettati basando la relazione sulla realtà e non sull’illusione dei valori trasferiti. L’Animus oppure l’Anima e l’attrazione che provano, altro non è che per quella parte inconscia e quindi velata di sé stessi: insomma, ci si innamora di se stessi! Anche ove esistano dei sentimenti forti non è facile amare perché rimane la fatica di quella lotta che avviene dentro di noi. Gli opposti si attraggono, diceva spesso Jung, ma è anche innegabile che la loro convivenza è, spesso, ardua. Ecco perché ogni rapporto raramente è tranquillo e ha potenzialmente in sé il massimo della gioia e il massimo del turbamento. Il nostro scopo è quindi realizzare l’armonia sia dentro di noi che nel rapporto con l’altro; il messaggio è che quanto più riusciremo ad armonizzare la nostra psiche tanto più riusciremo a realizzare una relazione soddisfacente con l’altro migliorando, tra l’altro, anche la convivenza sociale.
Al contrario, se siamo ancora sotto scacco dal complesso sistema di proiezioni, ovvero la donna proietta il suo Animus sul malcapitato mentre l’uomo la sua Anima sulla sventurata, la relazione molto probabilmente non risulterà altrettanto soddisfacente. Le Proiezioni partono dall’Ombra, quindi, se non comprese e integrate, quell’incontro che inizialmente sembra magico (perché frutto della proiezione…) in seguito risulterà la peggiore scelta della nostra vita (proprio perché abbiamo scelto…. noi stessi nel lato peggiore!). Entrambi proiettano sull’altro il proprio archetipo (Anima, Animus) e la relativa energia. Ma la proiezione potrebbe provenire dall’Ombra (“il nostro lato peggiore”). La mancata elaborazione dell’Ombra, ci porta a proiettare i lati negativi, ecco perché spesso le relazioni sono disastrose. Questo perché, com’è facilmente intuibile, nella Proiezione ciò che è inconscio diventa visibile perché lo vediamo rispecchiato nell’altro. Quante volte vediamo i difetti degli altri e raramente i nostri? Ecco, questa è l’Ombra. Vi ricordate cosa dice Cristo…? E’ più facile vedere la pagliuzza negli occhi del prossimo che la trave nei nostri.
Quando l’archetipo si attiva e l’altro diventa o meglio incarna il nostro partner ideale, dovremmo chiederci se in realtà questi non è altro che un riflesso del proprio passato affettivo. In questo caso dovremmo sempre considerare l’ipotesi che l’Anima/Animus spinge l’innamoramento verso un partner che corrisponde alla propria parte Ombra, come se la cercasse in lui/lei. In questo caso, in un certo senso, l’amore è solo… virtuale. Non si ama quel soggetto, ma la sua proiezione. In questo caso l’evoluzione del rapporto evidenzia in modo spesso drammatico lo scarto tra l’ideale e il reale, mettendo in crisi il rapporto, perché la sua immagine è lontana dal vero anche se, all’inizio, sembrava altro. Ne consegue che, solo conoscendo bene questo archetipo o meglio questo lato della propria psiche, è possibile interagire in modo armonico e diviene più facile avere una sana relazione e un rapporto di coppia ricco e gratificante.  Tuttavia, sebbene queste due polarità coesistono, non sempre le riconosciamo. Questa mancanza di sintesi tra i due aspetti psichici sta alla base delle difficoltà di comunicazione tra due partner, mentre la soluzione sta nell’integrazione, che significa anche semplicemente riconoscerli (e riconoscere da dove ci giungono) e accettarli.
Animus e Anima confermano dunque la visione duale della psiche da parte di Jung. Ogni archetipo, contiene un aspetto della vita e il suo opposto, lasciando intendere che entrambi hanno un loro valore (come nel caso dell’Ombra). Nel caso di Anima e Animus, ogni essere umano esprime un’energia dominante, ma contiene, in secondo piano, anche quella opposta. Esattamente al contrario di Freud, che nelle sue ricerche sull’ambivalenza (affettiva: odio/amore) era focalizzato sulla conflittualità, tendendo cioè ad eliminare uno dei due poli. Nel pensiero junghiano, la psiche è duale (o doppia) venendo a significare che ogni atteggiamento o sentimento contiene il suo opposto; ecco quindi che la sottomissione convive con la prevaricazione, l’odio con l’amore, il conscio con l’inconscio…
Anche la leggenda e il mito riconoscono nell’amore l’esistenza del fattore illusione o magico. L’amore si impadronisce degli amanti per effetto di un filtro magico: se l’uomo e la donna lo bevono è come se avesse luogo un reciproco transfert Animus-Anima. Così è nel Tristano e Isotta. Però, quantunque i due si amino dello stesso amore, questo amore non può vivere nel mondo reale ed essi devono fuggire la realtà, perdere l’onore ed ignorare i doveri verso il Re Mark. Questo transfert è molto comune anche nella realtà di tutti i giorni. La donna si innamora (o sarebbe meglio dire che prende fuoco alla fiamma dell’Animus!), è entusiasta dell’uomo. La forza dei suoi sentimenti è prepotente e indubbiamente sono in gioco potenti energie. Ma la carriera del principe azzurro è di solito di breve durata, nel senso che presto o tardi la disillusione si fa strada. L’incantesimo è rotto, il fascino finito ed egli ritorna ad essere un comune mortale.
In altre parole, inevitabilmente, le nostre incompletezze generano altre incompletezze.
Quindi lavorare sul proprio Animus per cambiarlo ci farà incontrare l’uomo che desideriamo. Anzi, ancora più precisamente, lavorare sul nostro Animus per incontrare il maschile sano DENTRO di noi, farà sì che lo attireremo e lo incontreremo poi anche al di FUORI, nella realtà esterna di tutti i giorni.

La lettura antroposofica di Animus e Anima: il Doppio Interno
Similmente al ragionamento di Jung, anche il noto pensatore austriaco Rudolf Steiner (**) afferma che dentro ogni Uomo che incarna il Principio di Marte coesiste una Eva (e, come Jung, afferma altresì che questa “Subpersonalità” – come la chiamerebbe Assaggioli in base alla sua teoria psicosintetica – può assumere il ruolo della Prostituita o di una Cenerentola, di una Maestrina o della Crocerossina, della Bimba o dell’Alternativa), e che all’interno di ogni Donna che incarna il Principio di Venere coesiste un Adamo (che può essere uno Scienziato o un Avventuriero, il Santo o il Ribelle Terrorista, o ancora un Giullare o un Giudice, che, in questo ultimo caso, porrà verosimilmente la nostra Anima nel ruolo di Vittima! Eccetera).
Dunque, anche secondo Steiner sussiste il probabile e grave rischio di perdersi nelle Subpersonalità (che direi avvicinarsi molto alle Personificazioni di Jung). Cioè, se non lavoriamo su noi stessi per acquisire consapevolezza sulla natura dei nostri Animus e Anima interni, questi archetipi, che, in quanto tali, agiranno comunque in automatico, prenderanno il controllo e agiranno al posto nostro per mezzo di automatismi, per l’appunto.
In tal senso, trovo particolarmente chiarificatrice la metafora del Palcoscenico utilizzata dallo stesso Steiner. Gli attori che recitano sul palco sono le Subpersonalità, le quali, come più volte detto, possono recitare ruoli diversi: il Santo, la Ribelle, la Vittima, il Giudice… Il Regista è rappresentato dall’Io, nel senso di Ego, che, in quanto tale, manipolerà l’Opera perché la vuole tutta per sé. Di conseguenza rimane solo una funzione scoperta, che è poi l’unica che conosce veramente fino in fondo l’obiettivo dell’Opera, ovvero quella del Produttore. Il Produttore coincide con il Sé Superiore, l’unico che sa per certo dove vuole arrivare per il suo massimo bene e quello della collettività (che ovviamente coincide con quello di tutte le Subpersonalità).
In altre parole, chi non lavora su se stesso per arrivare alla consapevolezza del proprio Centro (il Produttore, il Sé Superiore e spirituale), rischia di perdersi nelle periferie, ovvero le Subpersonalità. In termini pratici, ciò significa che corriamo il rischio di identificarci in loro (per esempio nel ruolo della vittima!), perdendo la visione d’insieme, ovvero della totalità dell’Opera, del Progetto Generale.
E anche Steiner parla delle conseguenze della non-integrazione di quello che lui definisce il Doppio Interno. Ovvero: se la parte femminile (Anima) all’interno di un uomo non è integrata, quello che si manifesterà sarà un carattere estremamente lunatico, oppure resistente e timoroso rispetto agli aspetti spirituali dell’esistenza (tipo: credo solo a ciò che vedo e che posso toccare, quindi decido di vivere solo in una dimensione molto materialistica), o assisteremo ad una profonda paura di innamorarsi o di prendersi la responsabilità di una relazione affettiva. Ma l’Anima, all’interno di un uomo, rappresenta soprattutto il Ponte tra Conscio e Inconscio.
Se ad incontrarsi sono invece una donna e un uomo sanamente integrati e consapevoli del loro Doppio Interno, quello che accadrà è che, per esempio, avremo un uomo che agisce esternamente la propria mente analitica per il bene di tutti, allora il suo Maschile esteriorizzato sarà in grado di aiutare la propria compagna a utilizzare e incanalare al meglio il suo Maschile interno. Nello stesso modo una Donna con un Femminile e un Maschile nobilitati dentro di sé può divenire per il proprio Compagno quello che Beatrice rappresentava per Dante, ovvero una guida spirituale nella sua crescita personale, visto che uno dei compito del femminile è anche quello di condurre il maschile verso il divino, che altro non è che Amore e quindi pertinenza del Cuore.
Anche secondo la Kabala, “la donna nasce sotto, ma il suo compito è poi quello di passare sopra e di trascinare in alto l’uomo!”. Il potere e con esso la responsabilità della donna è davvero notevole, ma lei, pardon noi, siamo forse le prime ad ignorarlo o se non altro a sottovalutarlo. L’uomo per natura non ha il cuore aperto ed è compito della donna svezzarlo all’amore e condurlo anche al divino. Ma se anche la donna mantiene il cuore chiuso perché mascolinizzata o perché la ritiene una debolezza invece che una forza il disastro è compiuto!
Lorenzo Ostuni (scrittore, filosofo e simbologo italiano di fama internazionale, creatore del biodramma) afferma infatti: “Gli uomini evoluti e consapevoli accompagneranno sempre le Donne in cammino verso la Dea perché la vera funzione del Maschile è quella di Custode e Protettore del Sacro Femminile”. Il maschile costruisce grandi opere attorno all’incarnazione divina del femminile, la custodisce e protegge i suoi confini. Si mette al servizio dell’energia femminile e riconosce che il dono della Vita lo riceve da Dio attraverso la donna poiché lei è in contatto continuamente con l’energia divina che funge da ispirazione continua.. Nell’atto di servire, custodire, proteggere, aprire il cuore e dare, dare, dare nella gioia di dare, il maschile trova la sua autorealizzazione. E dalla donna dovrà imparare come si apre il cuore, come si trasforma l’emozione in creatività, come si arriva al proprio successo personale senza invadere e schiacciare gli altri ma anzi, cooperando con tutti gli altri e aiutandosi a vicenda.
Tuttavia, quando Steiner parla di Animus e Anima, aggiunge, a mio parere, un pezzo in più, sebbene possa apparire solo come una sfumatura abbastanza insignificante. Egli dice infatti, facendo l’esempio della donna e del suo Animus, che quest’ultimo non coincide propriamente con la figura paterna come uomo (o con le varie figure maschili del vissuto di quella donna) quanto piuttosto con il rapporto che la figlia e il padre avevano instaurato. E’ dunque la relazione col paterno che la donna ha costruito che rappresenta il solco del suo Animus. E procede oltre specificando che l’Animus all’interno della donna, essendo portatore delle convinzioni del padre, impedisce l’incontro con un Maschile esterno di altro tipo (o eventualmente “sano” se stiamo parlando di un vissuto traumatico) poiché, sebbene a livello inconscio, quello che accade è che una figlia si rifiuta di tradire il proprio padre, gli vuole rimanere fedele.
Ma, per fortuna, anche nei vissuti cosiddetti “disfunzionali”, l’Animus femminile può compiere una evoluzione e lavorando su di sé la donna può, trasformandosi, modificare anche il tipo di Animus esterno che attira. Questa è anche l’ennesima dimostrazione, se ciò fosse necessario, che è assolutamente, in tutto e per tutto, la nostra realtà interna a creare quella esterna. Cioè noi troviamo quello che, anche inconsciamente, di fatto cerchiamo…
Su questo tema, l’Antroposofia porta un altro stimolo di riflessione che io trovo tanto originale quanto potenzialmente esplicativo. Secondo Steiner, infatti, l’Uomo è composto da 4 corpi:
1) CORPO FISICO
2) CORPO ETERICO O VITALE (quello che vivifica il corpo fisico, un po’ come il concetto di Élan Vitale del filosofo positivista-spiritualista francese Henri Bergson)
3) CORPO ASTRALE O EMOZIONALE (perché è quello costituito dalle proprie emozioni)
4) L’IO ovvero la coscienza di noi stessi (è solo questo quarto livello che ci differenzia dagli animali), detto anche PSYCHE da Steiner
Steiner suggerisce che, nel momento in cui un’Anima si incarna, se è il turno di un’esistenza sotto sembianze femminili (il filosofo austriaco, a differenza della concezione buddista, supporta una visione di alternanza fissa, mentre le leggi della reincarnazione tradizionale ragionano in termini di necessità di imparare totalmente una lezione quindi prevedono eventualmente più esistenze susseguenti caratterizzate dallo stesso sesso) avrà:
Un CORPO FISICO E UN CORPO ETERICO/VITALE = da donna
Un CORPO ASTRALE/EMOZIONALE e un IO/PSYCHE = da uomo!
Nello stesso modo in cui gli organi genitali dell’uomo sono praticamente identici a quelli femminili ma solo in una forma estroflessa, e viceversa!
Secondo Steiner, questo spiega scientificamente quanto le donne dicono da sempre, e cioè che sono in realtà loro a impersonificare il sesso forte, almeno come forza psichica e di resistenza interna! Altrimenti detto: la forza maschile, che a livello muscolare è innegabilmente più massiccia di quella femminile, per le donne diventa più intensa interiormente, visto che la Psyche / l’Animo maschile è di fatto femminile, di conseguenza maggiormente passiva (e la passività è una caratteristica energetica archetipicamente femminile). Questo spiega anche come la resistenza allo sforzo (anche in senso non fisico…) sia maggiore negli uomini nel breve termine, ma si dilata come capacità nelle donne, che si dimostrano decisamente più resistenti sul lungo termine. Insomma, gli uomini sono generalmente centometristi e le donne maratonete.
In questo contesto, non posso non pensare alle parole che quella Donna saggia e splendida che era mia nonna mi ripeteva sempre: “Mia adorata nipote, ricordati che siamo noi donne che ricominciano dopo le catastrofi, che siamo state noi donne a ricostruire dopo la guerra, e forse anche per questo durante le guerre le donne vengono stuprate, perché in questo modo si hanno in pugno anche gli uomini. … E nonostante sia così, fai sempre credere al tuo uomo che sia lui quello più forte e potente. Potrai permetterti di farlo solo se, dentro di te, tu sei veramente e profondamente convinta della tua immensa forza di donna, perché allora non avrai più nulla da dimostrare a nessuno, tanto meno a lui. Questo atteggiamento è anche quello che ti permetterà di portare avanti serenamente il matrimonio, facendo fare l’uomo a tuo marito, e, sai, per loro è molto importante la facciata sociale. In realtà, capirai presto che, agendo in questo modo, sarai tu a portare effettivamente i pantaloni in casa, sebbene indosserai ogni giorno con dolcezza una gonna aggraziata. Se vuoi ottenere quello che vuoi, fagli fare l’uomo, solo così potrai fare la donna e godere dei pochi benefici che possiamo ottenere nella nostra presunta fragilità. Ed evita troppe discussioni, spesso le parole diventano spreco con gli uomini. Infatti spesso basta solo uno sguardo, di quelli però da cui traspare tutta la tua forza da donna. Talmente potente da permettersi di tacere”.
Ho ovviamente parafrasato queste perle di sapienza poiché la versione originale era sempre recitata in dialetto bresciano; so solo che se fossi stata in grado allora di introiettare, elaborare e metabolizzare questa preziosa assennatezza e avvedutezza, avrei risparmiato un sacco di soldi in formazione e libri! Sì, la Vita mi ha donato una nonna materna di una autorevolezza impressionante.
Tornando a Steiner: è come se la forza “risparmiata” dal corpo eterico/vitale della donna nel suo corpo fisico (poiché fisiologicamente meno potente dell’uomo) si manifestasse sotto forma di forza d’Animo interiore.
E’ dunque comprensibile il perché le nuove esigenze di questa epoca moderna in cui la vita chiede alle donne di lavorare 8 ore al giorno (a differenza degli anni ’50 e ’60, per esempio), magari vivendo da sole e ritrovandosi a crescere dei figli da sole, portino la donna a tirare fuori “prepotentemente” il loro Animus. Ed è un Animus altrettanto potente che fa paura all’altra metà del Cielo, tanto che credo che questo spieghi anche la ragione per cui le donne siano state per tanto tempo lontano dal potere, partendo proprio anche dall’istruzione. La prima donna è stata ammessa in un’Università solo nel 1850 e credo che questo, tra le varie cose, abbia a che fare con il timore che una Psyche così forte fosse anche in grado di sovvertire.
Poiché l’argomento di questo capitolo è l’integrazione, ciò che Steiner afferma a tal proposito è che quello che sta dietro alla dualità del Maschile e del Femminile è l’umano intero. Infatti i sessi si cercano anche per ritrovare l’unità e la completezza. L’essere adulto è chiamato a trovare un Terzo Punto dentro di sé in cui equilibrare la Dualità in cui viviamo, cioè Il Maschile e il Femminile. E’ solo da questo terzo punto di vista che noi possiamo riconciliare questi due Opposti dentro di noi. Questo terzo punto è l’Io Spirituale (anche perché è un’entità in grado di creare, è un’Artista!), l’unico che può riunificare una dimensione duale come quella fisica.

(*) NOTA – definizione di Proiezione e Ombra: Jung definisce l'”Ombra” come “componente della personalità che generalmente ha segno negativo”, ovvero la componente della personalità non portata a coscienza, generalmente di segno negativo poiché è un aspetto caratteriale che non ci permettiamo di vivere poiché censurato. Molto semplicisticamente: “il lato peggiore di noi stessi”. Non conoscere il proprio lato Ombra ci porta a proiettarla sempre all’esterno, e specificamente sul prossimo che ci circonda. Poiché la natura dell’animo umano tende alla totalità della sua gamma di emozioni, si attireranno quelle persone che, tramite il loro carattere, ci permetteranno di vivere quegli aspetti di noi che censuriamo. Questa è la definizione di Proiezione. Le Proiezioni nascono dunque dall’Ombra. Divenire consapevoli di una proiezione significa vedere l’altro per quello che è. Non riconoscere la propria Ombra distorce invece le relazioni: un uomo senza Ombra identifica se stesso con il buono e giusto e gli altri con il cattivo e lo sbagliato. Io credo che questo fenomeno si possa ravvisare anche nelle co-dipendenze affettive: l’orfanello attira il vagabondo perché tramite esso si permette di vivere quel desiderio di libertà e di individualismo che si è sempre proibito avendo come missione la cura degli altri, anche come senso di appartenenza. E viceversa.

 

(**) NOTA: Rudolf Steiner, fondatore dell’Antroposofia, nacque il 27 febbraio 1861 a Kraljevec, presso la frontiera austro-ungarica. Da studente curò gli scritti scientifici di Goethe. Dal 1890 al ’97 collaborò all’Archivio di Goethe e Schiller a Weimar. Dal 1902 ebbe una più intensa attività come scrittore e conferenziere, prima nell’ambito della Società Teosofica e poi di quella Antroposofica, da lui fondata nel 1913. Oltre a una trentina di opere scritte di carattere filosofico e antroposofico, sono rimasti i testi stenografati di quasi 6000 conferenze sui più diversi rami del sapere. Morì nel 1925 a Dornach (Svizzera) dove aveva edificato, prima in legno e poi in cemento, il Goetheanum, centro di attività scientifiche e artistiche fondate sull’antroposofia. Nella sua autobiografia, Rudolf Steiner descrive come, durante tutta la sua vita, il destino gli avesse sempre donato ciò di cui aveva bisogno per il suo sviluppo e per la sua opera. E nello stesso modo egli era in grado di eseguire spontaneamente, per impulso proprio, quanto la vita gli richiedeva. L’antroposofia postula l’esistenza di un mondo spirituale, intellettualmente comprensibile e accessibile ad una esperienza diretta per mezzo di crescita e sviluppo interiore. Essa si propone l’investigazione e descrizione di questi fenomeni spirituali per mezzo di una osservazione animica mediante metodo scientifico cioè mediante espansione del metodo scientifico a oggetti non immediatamente sensibili. L’antroposofia viene oggi considerata nel mondo accademico una pseudoscienza per il suo intento di conoscere e studiare con un metodo scientifico degli enti che – secondo quasi tutti i sistemi metafisici contemporanei – non appartengono all’ordine delle realtà accostabili dalla conoscenza scientifica. Steiner si riappropria dell’ideale romantico di una riconciliazione tra scienza, arte e religione, attingendo sia alle dottrine gnoseologiche dell’idealismo tedesco.