Cos'è il Counseling

Approfondimenti sulle opportunità di sviluppo & liberazione

Cos'è il Counseling

Approfondimenti sulle opportunità di sviluppo & liberazione

Il Counselor è formato per offrire una relazione di aiuto per la soluzione di quei disagi esistenziali di origine psicologica che non comportino tuttavia una ristrutturazione profonda della personalità. Il Counseling si rivolge dunque a chi sta attraversando un momento di CRISI:

  • Esistenziale

  • Vocazionale

  • Relazionale

  • Affettiva

  • Scolastica

  • Professionale

Grazie a questo percorso il disagio può trasformarsi da problema in una preziosa opportunità di consapevolezza, scelta, cambiamento e crescita (etimologia della parola greca “krisis”).

Perchè il Counseling é di ampio respiro, non si accontenta di rimettere a posto qualche pezzetto dell’ingranaggio Uomo perché ritorni a funzionare. E’ premessa del cambiamento, necessario per l’avvio di nuovi percorsi nell’esistenza. L’intervento del Counselor orienta nelle nebbie di una crisi esistenziale che ogni essere umano prima o poi incontra nel corso della propria vita. Ma non aiuta solo a superare quei veri e propri momenti di svolta, bensì anche solo tutti i piccoli conflitti quotidiani, insegnando a gestire i propri sentimenti, i propri disagi emotivi e a promuovere atteggiamenti sempre attivi e propositivi. E’ pertanto un’attività che consente di portare alla luce gli interessi e le potenzialità risanatrici e vocazionali già presenti in ciascun individuo (secondo la Maieutica di Socrate), così da permettere ad ogni essere umano di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo. In altre parole il Counselor insegna la libertà di essere sé stesso, l’unica via per abbandonare l’inutile e sofferente ricerca del “consenso” (esterno) e dedicarsi invece a quella del personale “Senso della Vita” (interno).

Per queste ragioni, il Counseling più che una scienza è un’arte (non una terapia), un’arte antica che Socrate aveva chiamato “Maieutica” (l’arte dell’ostetricia o della levatrice) e che, passando attraverso il dialogo, riusciva a “ex-ducere” (etimologia di educare), ovvero a “tirar fuori” dall’allievo le proprie risorse individuali e uniche, e quindi i propri talenti, desideri e traguardi. Infatti, la verità non è insegnabile, perché è un sapere dell’anima, si può solo educare, cioè farla emergere dal profondo dell’inconscio, dove è sempre già presente.

Non si scopre nulla che già non sia in noi, solo qualcosa che non sappiamo di sapere o di volere o che avevamo dimenticato. Desideri profondi, obiettivi inconfessati, risorse nascoste alle quali attingere: tutta roba nostra. Così partoriamo la nostra verità. Mi piace pensare a Socrate come al primo grande Counselor nella storia del Counseling. Egli è riuscito a trasferire al piano dell’anima ciò che sua madre, Filarete, faceva sul piano fisico: l’ostetrica. L’ostetrica non può decidere il momento del parto, né come il parto avverrà, né come sarà il bambino che nasce: può solo assecondare e aiutare ciò che naturalmente sta avvenendo, è un tramite, un demiurgo. Così come la levatrice aiuta la madre a portare alla luce il bambino, il Counselor aiuta chi a lui si rivolge a portare alla luce la propria verità interiore.

La grande opera viene svolta da ognuno su sé stesso. Non possiamo e non dobbiamo aiutare nessuno che non voglia essere aiutato. Il metodo socratico, che è esattamente il metodo del moderno Counseling, consiste nel portare alla luce l’infondatezza delle convinzioni limitanti, cioè di quelle convinzioni che diamo scontatamente per vere e che, invece, ad un attento esame, si rivelano solo opinioni e non verità profonde.

Il compito del Counselor è quindi quello di prendere per mano il cliente e accompagnarlo a vedere le proprie verità profonde a dispetto delle sue convinzioni che derivano da una miriade di fattori ambientali, stridono con i veri desideri e non appartengono all’essere.

“Il Counselor è come una guida alpina che accompagna qualcuno a fare una scalata perché in qualche maniera c’è già passato, conosce le difficoltà del percorso, però si mette insieme all’altro e corre gli stessi rischi.” (Loris Adauto Muner)

Il Counseling è fondamentalmente basato sul rispetto dell’interlocutore e il Counselor deve avere la capacità di essere neutro e di non interferire, di non giudicare, ma solo di accompagnare, di incoraggiare un atteggiamento attivo verso il superamento dei disagi, il raggiungimento degli obiettivi e l’impiego delle risorse piuttosto che un atteggiamento passivo verso l’autorità (che in un rapporto di guarigione potrebbe identificarsi con il terapeuta).

Il Counseling, quindi, più che una terapia, è una relazione d’aiuto, rivolta alle persone che desiderano un momento di ascolto per compiere scelte delicate e cambiare le situazioni problematiche della loro vita, avendo altresì il desiderio di imparare gli strumenti per comprenderle, elaborarle e risolverle autonomamente, ovvero di acquisire la capacità di aiutare sé stesso. E in questo tipo di approccio un Counselor non si baserà mai unicamente su una adeguata formazione teorica; un buon Counselor utilizzerà soprattutto la propria umanità e non cadrà mai nel giudizio perché avrà vissuto le stesse esperienze sulla propria pelle (“…solo le mani piagate possono curare altre mani piagate…”).

Nello specifico si tratta di un incontro a due, durante il quale, attraverso la relazione di empatia che si instaura tra la figura del Counselor e il cliente, viene agevolato un percorso di comprensione e integrazione di Sé, e quindi di crescita. Dialogo, comunicazione, relazione, umanità, empatia,… sarà infatti la misteriosa e magica alchimia del rapporto tra due esseri umani alla pari e il contatto profondo tra i loro cuori a condurre alla vera guarigione e all’evoluzione di entrambi.

In Italia, fino a non molti anni fa, la persona in uno stato di malessere non aveva molta scelta: o essere solo col proprio dolore o rivolgersi ad una psicoterapia, spesso di lunga durata ed altrettanto spesso sviluppando la convinzione di essere malato o di avere qualcosa che non va. Non esisteva una professione “intermedia” che potesse dare supporto e consiglio senza effettuare interventi destrutturanti della personalità; oggi c’è, è il Counseling, e si rivolge a tutti coloro che non hanno disagi mentali, ma solo i normali problemi della vita.

All’estero questa disciplina è conosciuta da decenni ed è molto diffusa nei più svariati ambiti (aziende, ospedali, scuole, comunità, consultori, ecc.).. La professione del Counselor nasce infatti in America tra gli anni ’40 e ’50, per poi approdare in Europa circa vent’anni più tardi. Quella del Counselor diviene subito la figura di un professionista innovativo che non si focalizza sulla “patologia”, bensì sulla persona in tutte le sue sfere e sulle sue relazioni, offrendogli la possibilità di un confronto e di un orientamento verso i suoi autentici interessi, affinché il cliente acquisisca la capacità di aiutare sé stesso. Il Counseling, infatti, mira ad “aiutare la persona ad aiutarsi”, senza cioè creare pericolose dipendenze e partendo dal presupposto che in ognuno di noi sono già presenti tutte le abilità e le competenze necessarie.

Carl Rogers (padre del Counseling): “Sono gli atteggiamenti e i sentimenti del terapeuta, piuttosto che la tecnica e i suoi orientamenti teorici, ad essere importanti nella relazione terapeutica. Guardare all’altra persona come un oggetto rigido già diagnosticato e classificato, già formato dal suo passato, oppure negarsi come persona, non ha probabilità di portare alcun aiuto… La maggior parte dei fallimenti cui sono andato incontro nella mia professione, si possono spiegare col fatto che, per qualche motivo di difesa, mi sono comportato in un modo, mentre in realtà “sentivo” in un modo del tutto diverso… Il terapeuta non deve avere niente di fasullo, non si deve nascondere dietro una facciata professionale, ma deve rivelare i suoi pensieri e sentimenti al cliente in maniera informale e schietta. In un certo senso il terapeuta, mettendosi così onestamente allo scoperto, fornisce un modello di ciò che il cliente stesso può diventare se si mette in contatto con i suoi sentimenti, li esprime e si assume la responsabilità di farlo… Il terapeuta non deve diventare l’ennesima persona i cui desideri il cliente deve cercare di soddisfare, ma dovrebbe possedere queste qualità fondamentali: autenticità e genuinità, apertura e spontaneità, considerazione positiva e incondizionata e profonda comprensione empatica… La guarigione avviene quindi nell’incontro umano…”.

“Il Counselor ha il compito di favorire lo sviluppo e l’utilizzazione delle potenzialità del cliente, aiutandolo a superare eventuali problemi di personalità che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno […] il superamento del problema, la vera trasformazione, comunque, spetta solamente al cliente: il Counselor può solo guidarlo, con empatia e rispetto, a ritrovare la libertà di essere se stesso”. (Rollo May, L’Arte del Counseling).

“Il Counseling è una relazione di aiuto che muove dall’analisi dei problemi del cliente, si propone di costruire una nuova visione di tali problemi e di attuare un piano d’azione per realizzare le finalità desiderate dal cliente: prendere decisioni, migliorare relazioni, sviluppare la consapevolezza, gestire le emozioni e i sentimenti, superare i conflitti.” (Vincenzo Masini, Libera Università del Counseling).