Psicogenealogia

Approfondimenti sulle opportunità di sviluppo & liberazione

Psicogenealogia

Approfondimenti sulle opportunità di sviluppo & liberazione

LA PSICOGENALOGIA JUNGHIANA
La Psicogenealogia è un approccio psicologico, di tipo trans-personale, che fa i primi passi negli anni ’70 del secolo scorso, legato alla psicanalista francese Anne Anceline de Schützenberger, allieva di Jacob Levi Moreno, l’inventore dello Psicodramma e di Françoise Dolto, nota psicanalista infantile.

Oltre che da Françoise Dolto e Jacob Levis Moreno, la questione della trasmissione psichica inconscia tra le generazioni era stata sottolineata anche da Sigmund Freud e Nicolas Abraham; ma é stato Carl Gustav Jung che per primo ha messo in evidenza questo fenomeno parlando specificamente di trasmissione inconscia transgenerazionale degli archetipi nell’inconscio collettivo, oltre che di sincronicità, cioè fatti che sono in relazione a-casuale con la psiche umana.

Infatti nel suo libro «Ma vie» Jung fa delle affermazioni che lo rendono precursore di tutti gli psicogenealogisti:

«Mentre lavoravo al mio albero genealogico, ho capito la strana comunanza di destino che mi lega ai miei antenati. Ho fortemente il sentimento di essere sotto l’influenza di cose o problemi che furono lasciati incompleti o senza risposta dai miei genitori, dai miei nonni, dai miei bisnonni e dai miei antenati. Mi sembra spesso che ci sia in una famiglia un karma impersonale che si trasmette dai genitori ai figli. Ho sempre pensato che anch’io dovevo rispondere a delle domande che il destino aveva già posto ai miei avi, domande alle quali non si era ancora trovata una risposta, o anche che dovevo risolvere o semplicemente approfondire dei problemi che le epoche anteriori lasciarono in sospeso. La psicoterapia non ha ancora tenuto abbastanza in conto queste circostanze»
(C.G. Jung, Ma vie, Gallimard, Paris, 1973)

Ma fu Anne Ancelin Schützenberger a elaborare e codificare questo concetto in profondità. Da allora, cioè a partire dagli anni ’80, la Psicogenealogia viene praticata diffusamente in Francia e riconosciuta come un efficace e attuale metodo di aiuto in larga diffusione in Europa.

In realtà il termine Psicogenealogia è un neologismo usato per la prima volta contemporaneamente da Alejandro Jodorowsky (scrittore, fumettista, saggista, drammaturgo, regista teatrale, cineasta, studioso dei tarocchi, compositore e poeta cileno naturalizzato francese) e dalla psicologa francese Anne Ancelin Schützenberger, ma sarà poi quest’ultima a farlo conoscere in tutto il mondo.

La Psicogenealogia è altresì denominata Psicoterapia Trans-Generazionale in quanto studia le influenze dell’ albero genealogico sulla vita di una persona, in particolare in termini di sintomi fisici, di difficoltà relazionali – come la sensazione di un’angoscia inspiegabile  o  la ripetizione di incidenti in corrispondenza di certe date, il non riuscire a tenere un partner, o ad avere figli che restino in vita, il fallire ripetutamente nel lavoro nonostante l’impegno e la competenza … – e su vari comportamenti inspiegabili se visti alla luce delle esperienze della storia di vita della persona. Inoltre la Psicogenealogia spinge a mettersi alla ricerca delle proprie radici e della propria identità. Ovvero come una persona viene costruita dalla storia delle generazioni che l’hanno preceduta.

Il nocciolo della Psicogenealogia è tutto qui: dietro ai sintomi di malattie psicosomatiche e di malattie gravi, ci sono spesso comportamenti ripetitivi che portano a drammi, suicidi, scacchi, fallimenti ed incidenti già vissuti all’insaputa del soggetto ovvero ripetizioni di destini in varie generazioni dello stesso clan, ovvero agiscono frequentemente dei legami inconsci tra gli interessati e i loro antenati. Un ruolo lo possono giocare persino eventi drammatici di interi popoli (guerre, pogrom, campi di sterminio, tsunami, terremoti, stragi, attentati terroristici, ecc.) che mantengono attiva tutta la loro forza conflittuale e si possono concretizzare nella comparsa di sintomi fisici, psicologici, comportamentali.

La Psicogenealogia è dunque un metodo di indagine e analisi che riguarda i nessi e le ripetizioni tra le storie di discendenti e quelle degli antenati. Lo strumento che viene usato per mettere alla luce questi legami è il genosociogramma (detto anche semplicemente genogramma), una sorta di albero genealogico commentato (Montagano-Pazzagli, 1989).

Il genogramma é una rappresentazione grafica dei legami familiari, una sorta di albero genealogico con le informazioni importanti su ogni membro della famiglia: un disegno che propone un’immagine grafica della struttura familiare su più generazioni e che schematizza le grandi tappe del ciclo della vita familiare e i movimenti emozionali a esse associate. Quindi si tratta di uno degli strumenti che permette all’operatore di comprendere il funzionamento del sistema familiare secondo l’ottica sistemica, e di valutare le connessioni da un punto di vista inter-generazionale.

Nello specifico è una rappresentazione iconografica standard che comprende:
• I nomi, soprannomi e le età di tutti i membri della famiglia;
• Le date delle nascita, dei matrimoni, delle separazioni, divorzi, morti e altri avvenimenti importanti;
• Indicazioni delle attività, occupazioni, ruoli, luoghi di residenza, malattie, cambiamenti nello sviluppo vitale;
• E queste informazioni devono riguardare almeno tre generazioni.

In terapia familiare questo strumento permette ai membri della famiglia di modificare e di precisare la percezione che essi hanno del loro sistema familiare e anche della loro posizione/ruolo in questo sistema.
Inoltre il genosociogramma (da genealogia – albero genealogico e sociometria di Moreno inventore dello psicodramma – rappresentazione grafica dei legami affettivi, relazioni) si interessa anche dei legami nascosti, inconsci.

Infatti esiste una sostanziale differenza tra l’uso dell’albero genealogico ed il genosociogramma: l’albero genealogico presenta la struttura “esterna” della famiglia, la rappresentazione dei legami di parentela che intercorrono tra i suoi membri, senza occuparsi di quanto questi legami, effettivamente, interferiscano nelle relazioni affettive dei vari componenti. Il genosociogramma, invece, fornisce anche la struttura “interna” della famiglia perché parte dall’enunciazione dei dati anagrafici, ma guarda ad essi anche secondo una prospettiva psico-sociale, considerando la famiglia come un sistema basato su di un insieme di relazioni, tenendo conto non solo dei ruoli istituzionali, ma anche dei significati che ciascuno attribuisce a quei ruoli. Quindi lo strumento del geniosociogramma, dando una visione transgenerazionale del problema del singolo, apre nuove possibilità per il suo superamento. Perché il genososciogramma è un genogramma più dettagliato dove vengono anche rappresentati i sentimenti, i legami affettivi dei membri della famiglia tra di loro e con l’esterno, in altre parole ci parla anche delle DINAMICHE psicologiche familiari. Ma nel genosociogramma possono rientrare anche persone non consanguinee, esterne alla famiglia, ma che in qualche modo sono state fondamentali nella storia familiare, che possono aver agito come benefattori, aiutanti, sostituti di ruoli fondamentali (le balie, ad esempio), ma anche coloro che hanno arrecato danno alla famiglia, in qualche modo: per l’importanza del loro contributo (positivo o negativo), costoro rientrano a buon diritto nel sistema.

“Il genosociogramma permette una rappresentazione sociometrica (affettiva) figurata dell’albero genealogico familiare (genogramma) con una messa in evidenza, per le frecce sociometriche, dei differenti tipi di relazione del soggetto in rapporto al suo ambiente e ai differenti legami tra le persone; della co-presenza, della coabitazione, delle diadi, dei triangoli, delle esclusioni… chi sostituisce chi nella famiglia… le ingiustizie (i conti familiari e sociali), le ripetizioni… Sono talvolta i vuoti, i buchi nella memoria della famiglia che ne dicono di più (come i silenzi sul divano dello psicanalista) su quello che é stato depennato dalla memoria familiare.”
(Ancelin Schützenberger, op cit)

Tramite l’uso del genosociogramma (detto anche semplicemente albero psicogenealogico), la Psicogenealogia aiuta a comprendere cosa sia avvenuto, senza essere stato risolto, nella storia passata della famiglia d’origine e che si ripercuote ora nella vita dei discendenti. Riassumendo la psicogenealogia è:
• Una teoria sulla trasmissione transgenerazionale dei traumi e delle problematiche familiari.
• Un metodo per conoscere le proprie radici e se stessi.
• Una tecnica per scoprire da dove vengano certe difficoltà che si ripetono nella famiglia.
• L’analisi applicata alla genealogia: capire le problematiche e i nodi psichici degli antenati aiuta a comprendere meglio che non ci sono “colpe” ma che ognuno ha fatto quello che ha potuto, con quello che a sua volta ha ricevuto, per riuscire a non soccombere agli eventi.
• Un approccio che permette una presa di coscienza delle dinamiche generazionali e delle ripetizioni di scenario per essere più liberi nelle nostre scelte di vita. Come si spiega che, senza saperlo, facciamo le stesse cose che hanno fatto i nostri antenati? E che delle volte passiamo in posti che non conosciamo ma dove abbiamo l’impressione di essere già stati?

Secondo questo approccio i traumi, i segreti, i conflitti vissuti in modo drammatico e senza alcuna elaborazione, condizionano, per trasmissione inconscia tra generazioni, i discendenti che possono diventare portatori di disturbi e malattie come di comportamenti strani e inspiegabili.

Un oggetto di analisi particolarmente importante è la coincidenza tra le date di nascita, di matrimonio, di morte, di incidente, dei diversi membri del sistema familiare: la Schützenberger riscontra infatti la cosiddetta sindrome da anniversario, che si manifesta con l’insorgere di malattie o il verificarsi di incidenti allo scadere di una certa età, o di una data particolare (nel periodo dell’anniversario di un incidente o della morte di un antenato si ripetono nella famiglia eventi particolari); oppure le lealtà invisibili (Borszomeny-Nagy) che ci obbligano a riprodurre certi scenari familiari e le cripte e i fantasmi psichici (metafore di segreti portatori di sofferenze nei discendenti) che sono tutti dei prodotti dell’inconscio transgenerazionale familiare e collettivo.

Ma si parla anche di: bambini di sostituzione, gemello morto in utero, nevrosi di classe, tutti elementi che sono stati analizzati approfonditamente da studiosi e sperimentatori che hanno elaborato tecniche per spiegare il ripetersi di fatti ed eventi traumatici accaduti molto tempo prima della vita degli antenati. Entriamo dunque un po’ più nel dettaglio di questi elementi considerati fondamentali all’interno della psicogenealogia:
• il concetto di lealtà familiare invisibile: concetto elaborato dallo psicologo americano Ivan Boszormenyi-Nagy. Il concetto di lealtà familiare implica l’esistenza di una struttura d’attesa nella quale la famiglia si aspetta che ognuno dei membri si comporti secondo le regole già stabilite dal sistema familiare. Chi va contro questa lealtà avrà sensi di colpa, possibili fallimenti, insuccessi.
• il bambino di sostituzione, ovvero il meccanismo sistemico per cui ai nuovi nati nel sistema viene richiesto di prendere il posto degli elementi mancanti o scomparsi, chiamandoli con lo stesso nome, ad esempio, o sostenendo una proiezione continua (“Sei uguale a tuo nonno, hai gli stessi occhi”);
• i segreti di famiglia, il non-detto che genera cripte e fantasmi, ovvero sintomi e disturbi psicofisici. In ogni famiglia ci sono cose di cui non si parla, i cosiddetti “tabù” o “indicibili”. All’origine dei non detti c’è il sentimento di vergogna. Non si parla di problemi che hanno coinvolto i parenti, ad esempio: malattie della vergogna (sessualmente trasmissibili: sifilide, aids); malattie gravi (cancro, tubercolosi); e poi suicidio, adulteri, inganni, truffe, diserzione, disonore, intesa o collaborazione col nemico, internamento psichiatrico, stupri e incesti;
• la nevrosi di classe, cioè quella forma di lealtà familiare che ostacola l’avanzamento sociale, il successo, il denaro: non sentendosi autorizzati a essere migliori dei propri antenati, si mettono in atto dei meccanismi inconsci di auto-sabotaggio;
• le alleanze familiari, tese ad escludere alcuni membri del sistema.

Cos’è la giustizia familiare?
Il sentimento che si è creato in una famiglia riguardo ad una presunta ingiustizia subita. Il senso di ingiustizia crea debiti o crediti in una famiglia che, se non pareggiati, si ripetono per generazioni.
Esempi di ingiustizie: stupro, abuso, errori giudiziari, suicidi, lunghe incarcerazioni, eredità non concesse, amori non approvati.

Cos’è il” libro dei conti” della famiglia?
Secondo il modello transgenerazionale esiste in ogni famiglia un “libro dei conti” dove sono riportati i debiti ed i crediti dei componenti della famiglia: gli obblighi e i meriti che condizionano di generazione in generazione i successori sulla base di un senso di giustizia di quella determinata famiglia.

Cosa sono le “Regole familiari”?
Sono norme, credenze, abitudini e ripetizioni che gli antenati (bisnonno, nonno, nonna o prozio/a, ecc.) hanno dettato e che sono state trasmesse alle generazioni successive. Ad esempio: qualcuno cura e qualcun altro è malato, a che età ci si sposa, come si cucina, come si deve comportare un uomo o una donna in società, professioni, primogeniti, successioni, ecc..

Riassumendo, quindi, secondo la psicogenealogia oltre alla coscienza individuale, siamo influenzati dalla coscienza familiare, o Inconscio Familiare, o Anima Familiare, ovvero da tutte quelle informazioni racchiuse nell’esperienza del sistema familiare a cui apparteniamo. È il sistema (familiare, sociale, culturale) in cui viviamo che ci condiziona nella nostra esperienza e nell’elaborazione dei codici morali su cui basiamo la nostra vita: a un livello sottile e profondamente inconscio è presente in noi un substrato di coscienza familiare, un lignaggio, un’eredità intrapsichica.

Siamo in grado dunque di definire due tipologie di coscienza:
• quella personale, che ci porta di volta in volta a percepirci come colpevoli o innocenti;
• quella sistemica-familiare, che invece condiziona inconsciamente la nostra percezione del bene e del male.

Le nostre difficoltà riflettono, in genere, conflitti non risolti all’interno delle nostre famiglie. Fin da piccoli, e in maniera totalmente inconscia, li abbiamo assorbiti. Adesso, i conflitti che sono cresciuti con noi, si ripresentano nelle nostre vite sebbene in maniera diversa dal passato. Rimangono comunque i medesimi conflitti adattati a nuove generazioni e a nuovi contesti.

Dal nostro arrivo nel mondo, i nostri genitori proiettano inconsciamente su di noi ogni tipo di desideri affettivi, intellettivi, corporali e sessuali, che finiscono col programmare le nostre vite. Il bambino finisce per accettare e identificarsi con queste proiezioni, che si trasformano in una pesante responsabilità che lo accompagnerà per il resto della sua vita. Portare quest’ordine parentale in forma inconscia e con il quale il nostro ‘essere essenziale’ non é in accordo, risulta fonte di squilibri, insoddisfazioni, frustrazioni la cui origine ci rimane sconosciuta. Semplicemente non stiamo bene ma non sappiamo perché.

La maggior parte dei nostri conflitti, disordini, pulsioni e contraddizioni, si formano a causa dell’identificazione con figure parentali che ci hanno marcato e alle quali continuiamo ad essere fedeli sebbene ci risulti doloroso, paralizzante o autodistruttivo. A loro volta questi personaggi ai quali siamo fedeli, si identificarono ad altre figure anteriori, formando una catena di ereditarietà nei conflitti. Così come su di noi influirono i nostri genitori, essi furono condizionati dai nostri nonni e così successivamente. In maniera più o meno maggiore, tutti manteniamo una fedeltà inconscia alla nostra storia familiare (al clan o alla tribù). Ciò che abbiamo ricevuto dai nostri genitori lo trasmetteremo ai nostri figli e così via di generazione in generazione, segnando il destino individuale di ogni personaggio dell’albero.

Prendendo coscienza delle origini familiari del conflitto e delle sue conseguenze nella nostra vita, possiamo trattare direttamente con il blocco e risolverlo. Studiando il nostro albero genealogico troviamo piste, situazioni, attitudini e posture che si ripetono di generazione in generazione, fino a giungere a noi.

Questo inconscio familiare agisce direttamente in noi guidandoci fino ai conflitti non risolti con il fine di portarli alla luce e liberarci di essi. Per questo motivo, l’albero ha la tendenza a ripetere il blocco o la resistenza da una generazione all’altra; è la via che l’inconscio utilizza per cercare di liberarsi in favore dell’evoluzione dell’essere. Rompere questo gioco di ripetizioni familiari per riconquistare la nostra libertà individuale, comincia con il conoscere i fatti della nostra storia, le circostanze e i vincoli creatisi con i nostri antenati.

Non si tratta di tagliare le radici del nostro albero, bensì comprenderle meglio e disfare i nodi nevrotici che si sono creati. Il proposito dell’albero è permetterci di conoscere il nostro essere essenziale, il nostro diamante interiore. Poter scoprire la dinamica del funzionamento del nostro albero, rende possibile sciogliere le ragioni dei nostri blocchi, resistenze, paure, frustrazione, insoddisfazioni fallimenti e malattie. Il nostro albero genealogico ci fornisce tutto ciò di cui abbiamo bisogno per iniziare il nostro processo di liberazione personale; disfacendoci dei nostri conflitti, raggiungendo e sviluppando ciò che è naturale in noi e che purtroppo manteniamo oscuro e represso.

Per iniziare ad abbozzare le basi del nostro albero genealogico, bisogna investigare per scoprire i fatti che segnarono le vite dei nostri antenati. Il primo punto per cominciare questa investigazione e disporre delle seguenti informazioni sui nostri antenati fino alla quarta generazione (bisnonni): nomi, professioni, hobbies, date di nascita e morte, aborti, decessi, segreti familiari, depressioni, malattie, fallimenti, suicidi ecc.. Con queste informazioni si cercano i modelli di ripetizione per poter stabilire quale tipo di relazione ebbero, tra di loro, i familiari. In questo modo è facile dedurre conflitti e blocchi che possano arrivare come eredità nel presente.

Una volta analizzato un albero genealogico e compresa la sua struttura, si giunge all’albero organico: cioè le conseguenze che l’albero genealogico lascia nella nostra personalità e nel nostro corpo, che si manifestano attraverso i gesti, le espressioni, le posture, le attitudini, la respirazione ecc..

Il progetto parentale esiste, i genitori hanno un progetto su di noi al quale si cerca di obbedire metaforicamente. È assolutamente reale per l’inconscio e comincia già nella primissima infanzia. Il cervello possiede differenti realtà e una realtà immaginaria, per il cervello, è assolutamente reale quanto quella oggettiva.

Se una donna nasce quando in realtà desideravano nascesse un maschio, finisce in genere a comportarsi da uomo, allo stesso tempo è molto probabile si crei un corpo metaforico da maschio. Ogni frase che ci viene detta, ogni dettaglio manifestato in maniera non verbale, costituisce l’essenza del progetto parentale.

Se ci identificano con una nonna, uno zio o con la pecora nera della famiglia, implica che ci si comporti comunque come tali sebbene la nostra realtà sia completamente differente. Tutte le parole e attitudini che i genitori hanno riversato su di noi, sono assorbite dall’inconscio come delle verità alle quali obbedisce. L’inconscio vuole obbedire e realizzarle.

Per un bambino i propri genitori sono il referente massimo e tutto ciò che essi faranno o diranno influirà direttamente su di lui. Egli si identifica e costruisce la sua identità e coscienza attraverso ciò che apprende dai suoi genitori. Un bambino impara a essere se stesso attraverso l’imitazione, prima imita e poi obbedisce. Un bimbo assorbe dettagli come il nome, le abitudini e i pesi che fanno parte dell’albero. Questo costituisce una forma di aggressione inconscia dei nostri genitori che finisce con il tradursi metaforicamente nel cervello creando un’architettura emozionale, sessuale, corporale e intellettuale. Pone le basi della nostra cultura psicoaffettiva.

Nell’albero bisogna prendere nota di ciò che ci dissero durante l’infanzia, perché spesso è attraverso queste frasi che si creano le confusioni, i traumi e i disturbi. Da adulti poi, si tende a riprodurre sugli altri o su noi stessi, gli abusi sofferti durante l’infanzia. Se ieri fummo torturati, oggi non cessiamo di torturarci trasformandoci nel nostro proprio aguzzino.

Non esistono unicamente abusi di carattere sessuale, durante l’infanzia siamo soggetti ad abusi intellettuali, ad esempio, quando ci inducono idee folli, pregiudizi perversi, razzismi ecc. Allo stesso modo si soffrono abusi emozionali, quando ci privano dell’amore, quando c’é disprezzo, sarcasmo e aggressione verbale. Esistono poi gli abusi materiali per mancanza di spazio, per continui cambiamenti del territorio, abbandono nel modo di vestire o errori alimentari. Non bisogna dimenticare gli abusi dell’essere, quelli per i quali non ci diedero la possibilità di sviluppare la nostra vera personalità.

I nostri genitori ci creano un destino in funzione della storia familiare senza vedere chi realmente siamo. Ci resero specchi di loro stessi oppure avrebbero voluto fossimo altro, ad esempio una donna al posto che un uomo e viceversa. Non ci lasciarono vedere ciò che avremmo voluto, non ci lasciarono ascoltare determinate cose, non ci fu permesso esprimerci, ci diedero un’educazione che consisteva principalmente in porre limiti. In forma inconscia ci viene proibito realizzarci in modo che noi stessi ci trasformiamo nella causa dei nostri fallimenti.

Lavorando sull’albero in modo organico si insegna all’inconscio a slegarsi dalle programmazioni, permettendogli di superare l’identificazione con i personaggi dell’albero e liberarci dalle situazioni alle quali ci sottomette. Per realizzare ciò si utilizzano atti metaforici capaci di risuonare nell’inconscio del consultante, liberandolo dai propri blocchi e facendo mutare la sua realtà verso una condizione più autentica. Vediamo l’atto metaforico riparatore più comunemente utilizzato (e a mio parere anche più potente) in Psicogenealogia.

ATTI RIPARATORI E RITI SIMBOLICI
Inoltre il facilitatore in psicogenealogia, nella relazione di aiuto col cliente in difficoltà, dopo aver utilizzato dunque l’albero genealogico (in psicogenealogia definito per l’appunto “geniosociogramma”) come strumento di analisi e accompagnamento, propone alcuni “atti simbolici riparatori” che possano aiutare tutto il sistema familiare a elaborare il trauma indicibile, il lutto non concluso, il segreto di famiglia.

Uno degli atti simbolici per eccellenza è quello delle Costellazioni Familiari di Bert Hellinger.

Le costellazioni familiari costituiscono un metodo di aiuto atto a permettere di “fare ordine” nelle dinamiche familiari disarmoniche e di trovare una soluzione a conflitti e problemi relazionali legati alla famiglia di origine e alla famiglia attuale.

Sviluppato a partire dagli anni ‘70 dallo psicoterapeuta tedesco Bert Hellinger (oggi molto famoso e apprezzato a livello internazionale) il metodo delle Costellazioni Familiari e Sistemiche è frutto di diversi approcci psicoterapici, oltre alla terapia familiare sistemica, come l’analisi transazionale di Eric Berne, la gestalt, la PNL, l’ipnosi di Milton Erickson, le rappresentazioni familiari di Virginia Satir, lo psicodramma di Jacob Levi Moreno.

Anche lo psicologo e scrittore tedesco (ma anche studioso di teologia e pedagogia) utilizza dunque l’analisi transgenerazionale come strumento di comprensione mettendo in scena le dinamiche della famiglia al fine di superare le disfunzioni familiari che “irretiscono” altresì la vita dei singoli membri.

Bert Hellinger si chiede in quale misura la percezione della coscienza individuale è soggettiva e in quale misura essa deriva da un condizionamento familiare e sociale e non ha dubbi giungendo a questa conclusione:

… nelle nostre relazioni opera anche una coscienza nascosta, di cui non siamo consapevoli. Si tratta di una coscienza sistemica che ha la precedenza sui nostri sentimenti personali di colpa o innocenza e che aderisce ad altri ordini, ovvero a leggi naturali occulte che plasmano e regolano le dinamiche dei sistemi relazionali umani. Si tratta in parte delle forze della biologia e dell’evoluzione e in parte di quelle dell’occulta simmetria dell’amore che agisce dentro all’anima.

e ancora:

“Gli unici criteri seguiti dalla coscienza al servizio della formazione di legami sono i valori del gruppo al quale apparteniamo.

Ecco perché utilizzando il lavoro con la Psicogenealogia e le Costellazioni Familiari si opera per ricostruire la linea ereditaria e si prende coscienza dei traumi, delle ingiustizie, delle esclusioni, delle privazioni e delle violenze subite dagli antenati: tutte queste cose vengono trasmesse ai discendenti, insieme al compito risanatorio per riportare equilibrio nel sistema.

Come si svolge una Costellazione
La pratica delle Costellazioni Familiari prevede:
• un richiedente, o Costellante, ovvero colui che desidera indagare il mondo dei propri avi oppure, un suo particolare problema, per individuarne radici nascoste e invisibili;
• un gruppo di persone che si prestano ad interpretare, a mo’ di attori, il ruolo degli avi oppure di persone coinvolte e significative nell’esistenza del richiedente;
• un facilitatore.

Il Costellante “colloca”, a seconda del suo “sentire”, i rappresentanti sulla scena, lasciandoli poi liberi di muoversi. La posizione che i rappresentanti assumono, già sin dall’inizio della costellazione e poi durante il suo svolgersi, il loro rapportarsi gli uni rispetto agli altri e i movimenti che mettono in atto, già offre al facilitatore – e a tutti gli astanti – elementi fondamentali di comprensione delle dinamiche, che iniziano a profilarsi.

Ciononostante, bisogna fare sempre la massima attenzione a “non interpretare” ciò che si vede ma limitarsi a cogliere l’informazione, a volte solo come impressione “suggestiva”, sensazione o sentore.
La Costellazione è sempre una Rivelazione. Essa non parla alla mente e non si offre mai secondo modalità oggettive e razionalizzabili.
In questo aprirsi all’universo non razionale (e nemmeno irrazionale) degli eventi, sta la rivoluzione di questa nuova modalità di aiuto e di crescita personale che, in realtà non è che un vero e proprio processo iniziatico.
Interpretato, il Simbolo muore: esso va lasciato vibrare, riecheggiare aprendosi a sempre nuovi orizzonti, riverberbanti come le onde create da un sasso in uno stagno, permettendogli di parlare il suo linguaggio.

Cosa cambia tra “partecipante” e “costellante”?
Ci sono due modalità di partecipazione ai seminari di Costellazioni Familiari: in qualità di semplice “partecipante” o in qualità di “costellante”, ovvero colui che mette in scena la propria costellazione.
Partecipare è sempre significativo poiché permette, anche se indirettamente, di conoscere e fare esperienza di dinamiche familiari che accomunano la vita di ogni persona: i mitemi e gli “archetipi” fondamentali infatti non sono molti e riguardano sempre, al di là dell’apparenza, la vita di ciascuno di noi. Si instaura inoltre il cosiddetto “effetto specchio” che la moderna fisica quantistica riconosce come dinamica fondamentale, a sostegno della nota tesi che “il caso non esiste”.

Il costellante è colui che mette in scena la propria costellazione con l’aiuto del gruppo di partecipanti, i quali possono esplicare ruoli attivi, oppure semplicemente assistere all’evento. In questo caso, la partecipazione è comunque di tipo “energetico” e “significante”, come la moderna fisica insegna quando rivela la presenta attiva dell’osservatore nell’ambito di un sistema. Ogni giornata di evento può avere un numero limitato di “costellanti” e un numero indeterminato di partecipanti attivi o non attivi.

Partecipare dunque, al di là della pratica della propria personale costellazione è una esperienza di fondamentale arricchimento. Non a caso infatti si scopre che, il più delle volte, i ruoli che si viene chiamati a interpretare o le interazioni che si generano con gli altri personaggi, alle quali partecipiamo o semplicemente assistiamo, risultano non casualmente in straordinaria risonanza con le nostre dinamiche personali per cui, alla fine, ciascun partecipante riceve immediati benefici e miglioramenti, anche dalla sola condivisione del sistema.

Durata di una costellazione: Non esiste un tempo definito, poiché ogni costellazione è un evento assolutamente unico ed irripetibile. Alcune si risolvono velocemente, altre richiedono più tempo e magari ulteriori sessioni. Pertanto non è possibile definire in anticipo il numero di costellazioni che sarà possibile effettuare nel corso degli incontri.

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Conoscere e accettare la propria storia familiare e chiudere i compiti incompiuti del passato, permette di lavorare sulla propria identità e su quello che si desidera realmente, senza essere inconsapevolmente legati alle ripetizioni familiari.

“Quando un fatto interiore non viene reso cosciente,
si produce fuori, come destino.”
(Carl Gustav Jung)